Archivio per giugno 2008
Mentre ascolto Borodin.
Forse se abitassi nel Banlieue mi sarei già ammazzata. In fondo non mi hanno mai convinta con la storia che amare è come andare in bicicletta.
Mia sorella russa e parla nel sonno. Io me la sciroppo fino alle quattro del mattino, mentre leggo Flaubert, Sartre, Balzac. Poi dormo.
Mi sono incontrata in un autogrill nei pressi di Firenze qualche estate fa, coi gomiti appoggiati al tavolo mentre bevevo caffè macchiato e gelido e con pupille ronzanti di noia fissavo il reparto dei dolciumi. Ho capito subito che non sarei mai potuta andarmi bene perché bevevo e fumavo troppo e mi facevo deliberatamente del male, e le persone così non si amano e quindi non possono nè amare né essere amate. Le persone viziose sono tristi e difficili. A volte anche capricciose ma non per volontà, devono recitare la loro parte. Mi sono incontrata che era sera tardi, mosche grandi come polpette sbattevano imperturbabili contro le lampade al neon, la cui luce rovesciava l’insolubile dolore del mondo sui miei pensieri asettici. Mi guardavo star seduta ad un tavolo sudicio e tenere stretta a me una borsa, dentro la borsa un libro, in una pagina di quel libro Bukowski diceva che al futuro non si scampa neanche da morti, che nessuno può fare a meno di essere qualcosa, il ragno, la cuoca, l’elefante, la donna, come se fossimo tanti quadri appesi al muro e l’umanità si riducesse ad un’immensa galleria d’arte. Le persone viziose non sono del tutto normali e hanno tempo da perdere leggendo Bukowski e successivamente vaneggiando in riflessioni malsane. Sono incastrate nel loro ruolo di attori, svogliati e indolenti, il copione è uguale per tutti. Ma io allora non sapevo ancora di essere viziosa, e questo mi faceva leggere Kundera senza immedesimarmi del tutto nei personaggi, pensando che il peso dell’essere e l’immortalità non mi riguardassero in alcun modo. Poi ho scoperto di esserlo e così ho iniziato a compatirmi un po’, e forse ad amarmi sempre meno. Ora accendo la tv per guardare la pubblicità e quando entro in chiesa faccio il segno di croce per abitudine. Mi divoro le unghie e fumo il filtro delle sigarette fino a che non si spengono. E quando leggo un libro di Kundera, penso che si stato scritto unicamente per me.
Tutte queste biciclette che sfrecciano, queste moto, queste macchine a cinque porte dove corrono, dove se ne vanno in fretta mentre il sole tramonta e io mi fermo a guardarle? Forse tentano di scappare dal futuro, ma infondo lo sanno che non potranno vincergli neanche nella migliore delle ipotesi, lo sanno di essere perdenti in partenza. E perduti.
Caro Dio, è difficile crederti quando io domando e tu stai zitto, è difficile avere fede nel silenzio.

