Ieri ho fatto la risonanza magnetica per la prima volta nella mia vita, ed è stato inquietante. Io mi stavo per far prendere dal panico una volta incastrata in quella stretta capsula di plastica e aria gelida e rumori assordanti (dimenticavo: prima d’infilarmici dentro mi hanno vestita da rugbista), così mi sono messa a canticchiare Battiato. Battiato Battiato Battiato. E poi ho immaginato d’esser a mangiare sushi in un “all you can eat”, tanto che ad un certo punto mi sono chiesta: ma io che ci faccio vestita da rugbista all’interno di una macchina da risonanza magnetica? Non stavo mangiando un maki gigante ascoltando “La stagione dell’amore”? E poi odio questa mia mania di render, per sopravvivenza, divertenti le cose brutte, odio questo mio dover sdrammatizzare, l’umorismo pirandelliano che cova il dolore.